Il Cuore della Saggezza

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Bhagavati-Prajnaparamita-Hrdaya (sanscrito)

Discorso sull'Essenza della Vittoriosa Madre, la Perfezione della Saggezza (italiano)

Il testo come lo conosco io e dalla tradizione tibetana


Così udii.. 

Una volta il Bhagavan (Buddha) dimorava con un grande numero di monaci e di Bodhisattva, sul Picco dell'Avvoltoio, vicino al paese di Rajaghra.

In quel tempo il Bhagavan era assorto in una particolare pratica di concentrazione, chiamata la "Visione Profonda".

Nello stesso tempo, il Bodhisattva, il Grande Essere, il Nobile Avalokitesvara, contemplava la pratica profonda della "Perfezione della Saggezza".

Egli vide che i cinque costituenti psicofisici sono vuoti, sono privi di una loro propria natura.

Poi, tramite il potere del Buddha, il venerabile Sāriputra si accostò al Nobile Avalokitesvara e gli chiese:

"Come deve procedere il figlio di un nobile lignaggio che desidera seguire la pratica della "Perfezione della Saggezza" ?

Il Venerabile Avalokitesvara rispose con queste parole al venerabile figlio di Saradvati:

"O Sāriputra, qualsiasi figlio o figlia di nobile lignaggio che desidera seguire la pratica profonda della "Perfezione della Saggezza" dovrebbe considerare le cose nel modo seguente, egli o ella dovrebbe comprendere che i cinque costituenti psicofisici sono privi di una loro propria inerente natura.

La forma è vacua, la vacuità è forma, la vacuità non è altro che forma e la forma non è altro che vacuità.

Allo stesso modo le sensazioni, le discriminazioni, gli elementi di formazione e la coscienza sono vacui.

Similmente, Sāriputra, tutti i fenomeni sono vacui; sono privi di caratteristiche "inerenti"; non nascono e non muoiono; sebbene non siano contaminati e non sono separati dalle contaminazioni. non diminuiscono, né crescono.

Perciò Sāriputra, in termini di vacuità non esistono sensazione, né discriminazione, né elementi di formazione, né coscienza.

Né occhi, né orecchi, né naso, né lingua, né corpo, né mente, né forme visive, né suoni, né odori, né sapori, né sensazioni tattili, né oggetti della coscienza mentale; non esistono elementi visivi, né elementi mentali (o alcuno altro dei diciotto elementi) e nemmeno elementi della coscienza mentale.

Non c'è ignoranza, né estinzione dell'ignoranza (o alcun altro dei "Dodici Anelli dell'Origine Interdipendente"), non esiste il divenire vecchi, né la morte, né l'estinzione della vecchiaia, né della morte.

Similmente, non c'è sofferenza, né origine di tutte le sofferenze, né il suo cessare, né il sentiero che conduce ad esso.

Non esiste né saggezza primordiale, né realizzazioni e neppure mancanza di realizzazioni.

Perciò, Sāriputra, poiché non ci sono realizzazioni, i Bodhisattva vivono basandosi sulla "Perfezione della Saggezza", poiché la loro mente è libera dalle ombre della nescienza, essi sono senza paura.

Trascendono l'errore e raggiungono il punto finale, il Nirvana.

Tutti i Buddha che si manifestano nei tre tempi, si risvegliano completamente nell'illuminazione perfettamente piena, seguendo la perfezione della saggezza.

Perciò il mantra della perfezione della saggezza, il mantra della grande conoscenza, il mantra supremo, il mantra comparabile a ciò che non ha paragoni, è il manta che elimina tutte le sofferenze, non ti ingannerà, quindi conoscilo come vero.

IO proclamo il mantra della perfezione della saggezza:

TADYATA GATE GATE PARAGATE PARASAMGATE BODHI SVAHA

 

Ho Sāriputra, questo è il modo in cui i grandi Bodhisattva si formano nella profonda perfezione della saggezza".

Quindi il Bhagavan riemergendo dalla concentrazione, si rivolse al Nobile Avalokitesvara con queste parole:

"Ben detto, ben detto, è proprio così o figlio mio! È proprio così!

Si dovrebbe coltivare la "Perfezione della Saggezza" proprio come tu hai detto.

Anche i Tathagata si rallegreranno di ciò!"

Quando il Buddha ebbe parlato, il venerabile Sāriputra, il Nobile Bodhisattva Avalokitesvara e il suo seguito, e il mondo insieme ai suoi dei, uomini, semidei e gandharva, si rallegrarono e molto elogiarono ciò che il Bhagavan aveva proclamato.


Spiegazione personale del testo

Così udii..
Quello che si intende con questa frase è che la persona che sta raccontando questo fatto era presente, non dice mi hanno detto o mi hanno raccontato, ma così ho udito e perciò era lì presente, e questa persona dovrebbe essere il monaco Ānanda, cugino di Buddha.
Una volta il Bhagavan (Buddha) dimorava con un grande numero di monaci e di Bodhisattva, sul Picco dell'Avvoltoio, vicino al paese di Rajaghra.

Picco dell'Avvoltoio, Rajaghra "Rajgir"
Solitamente il Bhagavan si spostava a piedi, con un gran corteo di monaci e monache, semplici devoti laici e grandi esseri umani realizzati come Arhat e Bodhisattva.
Altri esseri, provenienti da altri mondi "come dei, semidei, gandharva, ecc.", arrivavano nell'attimo in cui questi insegnamenti venivano dati.
In quel tempo il Bhagavan era assorto in una particolare pratica di concentrazione, chiamata la "Visione Profonda".

Gautama Buddha
La Visione Profonda "o Vipassanā in sanscrito" è uno stato in cui chi la pratica è completamente assorto nella totale/completa consapevolezza/presenza mentale.
Solitamente, il praticante è completamente assorto nella pratica e non può reagire agli stimoli esterni, tranne per il Tathagata, che grazie ai Poteri di un Buddha, può rimanere nei due stati, e nei due estremi contemporaneamente.
Egli, usando altri mezzi, come l'energia trasformatrice della mente di Buddha, poteva comunque essere presente alla discussione e poteva comunque parlare o dare insegnamenti "usando il rumore del vento tra le foglie, o anche la voce di altre persone, come in questo caso.".
 i Dieci Poteri di un Buddha:
    Il potere di distinguere i fatti reali dalle illusioni
    Il potere di conoscere gli effetti del karma
    Il potere di conoscere i rispettivi desideri e aspirazioni degli esseri senzienti
    Il potere di conoscere i differenti temperamenti degli esseri senzienti
    Il potere di conoscere le capacità intellettive dei differenti esseri senzienti
    Il potere di conoscere le vie e gli obiettivi delle pratiche
    Il potere di conoscere tutte le pratiche di liberazione, di meditazione e di assorbimento
    Il potere di conoscere le esistenze precedenti
    Il potere di conoscere la morte e le rinascite degli esseri senzienti
    Il potere di conoscere come si realizza l'estinzione delle contaminazioni e degli attaccamenti
Nello stesso tempo, il Bodhisattva, il Grande Essere "Mahasattva", il Nobile Arya*** Avalokitesvara, contemplava la pratica profonda della "Perfezione della Saggezza".
Arya Avalokitesvara
Il Bodhisattva è un essere che ha sviluppato la mente dell'Illuminazione (Bodhi), la mente che aspira a restare comunque nel samsara per liberare tutti gli esseri dalle sofferenze di questo.
Mahasattva significa letteralmente Grande-mente, ma significa anche Grande-essere.
Ma anche il Nobile 'Arya***' Avalokitesvara, ed egli era veramente un monumento di Saggezza e di Bodhicitta, era "nello stesso tempo" assorto e stava contemplando la Profonda "Perfezione della Saggezza", la perfetta visione della Vacuità, della mente e dei fenomeni.
Egli vide che i cinque costituenti psicofisici sono vuoti, sono privi di una loro propria natura.
Egli vide chiaramente che i cinque skandha, gli aggregati o costituenti psicofisici, tutto ciò che ci rende esseri viventi senzienti, sono privi di una loro propria natura, quindi vacui:
  • Forma (Si tratta della materia che compone i nostri corpi e si organizza per renderci capaci di interagire con gli altri fenomeni.)
  • Sensazioni (Che possono essere gradevoli, sgradevoli o neutre, necessitano di porte o organi di senso.)
  • Discriminazioni (La capacità di discriminare tra due opposti, per esempio, di scegliere tra un azione giusta o una sbagliata, o semplicemente tra qualcosa di piacevole e di spiacevole.)
  • Elementi di formazione (Le capacità che ci rendono unici come esseri, le qualità/caratteristiche della nostra formazione e le nostre capacità/caratteristiche ancestrali.)
  • Coscienza (Il flusso di coscienza che ci rende esseri viventi senzienti e capaci di sentimenti, di felicità o sofferenza mentale.)
Sono vuoti, il termine usato è sūnya**, in sanscrito (pron. shunya), che significa vuoto" vedi anche Śūnyatā e che è riferito proprio a questo aspetto.
**n.p. Gli indiani sono stati gli inventori dello zero nella matematica, in India lo zero si chiama ancora sūnya. per il modo antico di contare con delle pietruzze, il vuoto "sūnya" rimasto dopo aver tolto la pietruzza rappresentava lo zero.
Poi, tramite il potere del Buddha, il venerabile Sāriputra si accostò al Nobile Avalokitesvara e gli chiese:
"Come deve procedere il figlio di un nobile lignaggio che desidera seguire la pratica della "Perfezione della Saggezza" ?
Śāriputra era un Arhat e fu dichiarato il discepolo "più saggio", rinomato per i suoi insegnamenti.
L'Arhat è colui che ha sviluppato la Śūnyatā o Vacuità "con la V maiuscola"; quindi Śāriputra conosceva benissimo la Prajnaparamita o "Perfezione della Saggezza" e non aveva nessun bisogno di chiedere al Nobile Avalokitesvara dei chiarimenti, tanto meno di disturbare la sua concentrazione:
Qui, secondo il commentatore,entra in campo uno dei poteri miracolosi di Buddha, l'energia trasformatrice della mente di Buddha, siccome qualcuno dei presenti "tra uomini, dei, ecc.", avrà desiderato ricevere questo insegnamento, il Buddha senza parlare, o senza uscire dalla concentrazione sulla Visione Profonda, e senza far uscire dalla meditazione su Prajnaparamita neppure Avalokitesvara, lo fa parlare e rispondere a Sāriputra ed a tutto l'enorme seguito.
Il fatto che il discorso fu pronunciato da Avalokitesvara, che era estremamente famoso per la sua Bodhicitta "o Compassione con C maiuscola"; mentre proprio Śāriputra, era rinomato in quanto a Saggezza, e sarebbe stato altamente "se non più" qualificato per spiegare la Prajnaparamita all'assemblea.
Tanto più che non era nemmeno impegnato in una meditazione "come gli altri due interpreti", o almeno chi descrive la scena non lo dice.
Probabilmente il Bhagavan voleva far comprendere in questo modo, che gli aspetti della Saggezza, anche riguardo alla più considerata Bodhicitta nel sentiero Mahāyāna, la perfetta conoscenza e comprensione della Saggezza nella Prajnaparamita doveva essere considerata fondamentale anche per il più ***Arya dei Bodhisattva ed anche se il Bodhisattva ha già ben realizzato la Vacuità, deve conoscere comunque bene il Modo, per insegnare i Metodi.
Nel mentre arrivavano altri esseri, da altri mondi, per ascoltare il discorso:
Il Venerabile Avalokitesvara rispose con queste parole al venerabile figlio di Saradvati:
"O Sāriputra, qualsiasi figlio o figlia di nobile lignaggio che desidera seguire la pratica profonda della "Perfezione della Saggezza" dovrebbe considerare le cose nel modo seguente,..
Qualsiasi "figlio o figlia di nobile lignaggio" anche qui la parola nobile ***arya non riguarda un titolo mondano, una superiorità sociale, o tanto meno una razza, ma le nobili intenzioni ed il desiderio di praticare il Santo Dharma ed ottenere delle realizzazioni.
Inoltre tra i seguaci del Buddha non esisteva distinzione, vi erano sia maschi che femmine, sia i paria che i Re*°°, non si fa accenno neppure alla specie umana, si parla di tutti come figli e figlie, con estrema equanimità, "figlio persino l'ex feroce assassino Angulimala".
*°°Il Buddha era stato a sua volta Principe del regno di Kapilavastu, oggi in Nepal, ma viveva da mendicante.
Egli o ella dovrebbe comprendere che i cinque costituenti psicofisici sono privi di una loro propria inerente natura.
Di skandha o cinque costituenti psicofisici ne abbiamo parlato sopra, con Vacui si intende privi/vuoti di una natura propria, oppure "non esistenti di per se, ne senza parti, cause e condizioni".
Quindi, anche in termini ordinari possiamo affermare che ogni fenomeno reale "percepito da una mente non erronea*", non esisterebbe realmente, anche solo se fosse privato di una sua singola parte causa o condizione, tra le infinite parti, cause e condizioni che costituiscono il fenomeno, tanto meno potrebbe esistere da se "privo di cause e condizioni precedenti, esterne e/o contingenti".
La forma è vacua, la vacuità è forma, la vacuità non è altro che forma e la forma non è altro che vacuità.
Allo stesso modo le sensazioni, le discriminazioni, gli elementi di formazione e la coscienza sono vacui.
La forma, o anche la materia in fisica è vuota, è priva di caratteristiche inerenti "e non è altro che Vacuità", inoltre la stessa Vacuità è forma, con questo intende che nonostante la forma sia vuota di esistenza propria, il fenomeno continua ad esistere, a funzionare in termini ordinari, anche se "in termini di Vacuità "e nell'analisi astratta che ne fa, il figlio o figlia di nobile lignaggio" mentre sta meditando sulla Vacuità di quel fenomeno "tramite la Prajnaparamita", egli o ella sta realizzando che la natura di quel fenomeno è completamente "°*°totalmente" illusoria, persino nelle infiniti parti, cause e condizioni di cui quel fenomeno è composto e più egli va a fondo, in profondità nella "Perfezione della Saggezza", più tutti i fenomeni non hanno nemmeno l'ombra di esistenza propria; neppure si può trovare un loro punto di inizio."
°*°Mentre fuori dalla meditazione su Prajnaparamita, il fenomeno continua ancora ad esistere "in termini ordinari"
Come l'atomo è composto dal 99.99999999% di spazio vuoto e soltanto grazie alla velocità degli elettroni, grazie ai fotoni emessi ed all'interazione elettromagnetica che tiene insieme queste particelle atomiche, noi percepiamo ciò che in realtà vuoto, e fatto di spazio "ed infinite, parti, cause e condizioni", come materia solida e realmente esistente di per se; come se ciò che desideriamo o ci respinge non avesse bisogno di altre cause e condizioni per esistere, neppure della nostra interazione e potesse esistere da solo, privo di parti o cause, o separatamente da queste".
Inoltre si intende che ogni fenomeno ha la propria Vacuità, la Vacuità non è una caratteristica generale/comune per tutti i fenomeni "anche se va applicata universalmente e qui stiamo parlando soltanto di forma in questo caso, ma la stessa cosa va considerata per tutti i fenomeni: Ovvero la Vacuità di quel vaso non è la stessa cosa della Vacuità, di quel lampadario, o del corpo di questo uomo "poiché è lampante, anche grossolanamente, che le parti, cause e condizioni che producono la forma dell'oggetto "o fenomeno", sono estremamente diverse dall'uno a l'altro dei fenomeni, anche se fossero apparentemente simili, comunque l'oggetto non è neppure separato dalla sua Vacuità.
Inoltre anche gli alti 4 costituenti psicofisici "sensazioni, discriminazioni, elementi di formazione e coscienza" sono altrettanto vacui, funzionano comunque in termini ordinari, visto che prendiamo tutti quanti un corpo, ma ugualmente rimangono privi di natura propria e creati da un infinità di parti, cause e condizioni "e quindi analizzati in termini di Vacuità**°" illusori":
**°Ma a noi che ce ne viene dal sapere questo?
Apparentemente niente, ma i fenomeni analizzati nella loro Vacuità durante la visione di Prajnaparamita hanno semplicemente questa natura "Vuota", non descrivibile in termini "grossolani" ma, tale visione conduce alla Suprema Liberazione, mentre vedere soltanto i fenomeni in modo "ordinario", quindi nei consueti termini di attaccamento, repulsione ed ignoranza della loro reale natura vacua, invece no.
Per esempio, che l'aggregato "elementi di formazione", dipenda direttamente dal karma accumulato nelle vite precedenti è facilmente accettabile, come comprensibile da colui che analizza l'infinita concatenazione di parti, cause e condizioni, tramite la profonda "Perfezione della Saggezza".
Magari potremo capirlo anche noi, se per esempio analizzassimo il fatto, di non poter mai trovare un unica parte, causa, o condizione scatenante, o unica condizione iniziale, per delle qualità °°**innate in un intelletto umano, come quello di Leonardo da Vinci, o di Michelangelo.
°°** Senza tirare in ballo sempre e solo il DNA, visto che i genitori non erano sicuramente dei geni, o che, se dipendesse solo e tutto da questo DNA, questo 99,9% ed oltre di similitudine con il DNA degli scimpanzé, non farebbe talvolta, nascere anche degli scimpanzé geni, mentre nella filosofia del Buddha il DNA potrebbe spiegare soltanto, ed in parte, l'anello "nome e forma" tra i Dodici Anelli dell'Origine Interdipendente.
Similmente, Sāriputra, tutti i fenomeni sono vacui; sono privi di caratteristiche "inerenti"; non nascono e non muoiono; sebbene non siano contaminati e non sono separati dalle contaminazioni. non diminuiscono, né crescono.
Similmente agli skandha o cinque costituenti psicofisici, anche tutti gli altri fenomeni "intesi sia i fenomeni detti corpo, che quelli detti mente", ovvero tutti i fenomeni *validi o percepiti validamente da corpo e mente, sono vacui, comunque con le solite indicazioni e caratteristiche personali spiegate precedentemente.
*"non devono essere mai inclusi i fenomeni illusori, o percepiti da sensi difettosi, per esempio il trucco illusionistico, o cinematografico, o le allucinazioni dovute ad una malattia."
Di per se non nascono o muoiono, come un seme non germoglia senza cause e condizioni scatenanti, non sono separati dalle loro parti, dalle cause e condizioni, ma nemmeno uniti, neppure diminuiscono o crescono realmente "o univocamente dalla propria parte".
Rappresentazione della Prajnaparamita
Perciò Sāriputra, in termini di Vacuità non esistono sensazione, né discriminazione, né elementi di formazione, né coscienza.
Perciò, quando il figlio di nobile lignaggio è immerso nella concentrazione su la profonda "Perfezione della Saggezza", percepisce tutti questi skandha e fenomeni descritti come vacui, comprendendo che "sebbene non siano contaminati e non sono separati dalle contaminazioni. non diminuiscono, né crescono", come se osservassimo un cambiamento radicale di stato di un fenomeno, ma ci rendessimo conto che, in realtà e in termini di atomi e Vacuità, non è successo proprio niente.
Allo stesso modo, anche se vediamo gli stessi fenomeni ordinari, in termini di semplice vacuità grossolana e materialistica, subito dopo proveremo molto meno attaccamento o repulsione per certi oggetti o fenomeni.
Figuriamoci dopo una profonda analisi "della loro realtà ultima" e completa natura vuota, mediante la pratica della profonda Prajnaparamita o "Perfezione della Saggezza".
Né occhi, né orecchi, né naso, né lingua, né corpo, né mente, né forme visive, né suoni, né odori, né sapori, né sensazioni tattili, né oggetti della coscienza mentale; non esistono elementi  visivi, né elementi mentali (o alcuno altro dei diciotto elementi) e nemmeno elementi della coscienza mentale.
 Neppure i diciotto elementi sensoriali sono realmente esistenti nella Vacuità e questi elementi "i 5 sensi più la mente, le 6 porte, e le 6 coscienze, coscienza visiva, tattile, fino alla coscienza mentale" sono Vuoti e quindi chi è concentrato nella profonda Prajnaparamita, non dovrebbe neppure percepire il mondo esterno attraverso questi elementi vacui ed anche il mondo esterno dovrebbe scomparire nella Prajnaparamita.
Difficile da comprendere, per chiunque non abbia mai meditato, o abbia una visione nichilista del corpo, cosa sia la coscienza mentale, la porta sensoriale mente, o l'elemento sensoriale mente.
Chiunque consideri il cervello come l'unica e sola mente, una mente materiale fatta di cellule e connessioni biochimiche, non potrà mai comprendere il significato di questo passo, ma se osservasse da dove sorgono i cosiddetti sentimenti, o la tenerezza; o se si sentisse sinceramente in preda a disperazione, vergogna, o un altra emozione, si sentirebbe stringere al petto e non certamente scoppiare il cervello e qui stiamo parlando di mente come "pura cognizione".
Non c'è ignoranza, né estinzione dell'ignoranza (o alcun altro dei "Dodici Anelli dell'Origine Interdipendente"), non esiste il divenire vecchi, né la morte, né l'estinzione della vecchiaia, né della morte.
I "Dodici Anelli dell'Origine Interdipendente", o (Nidana), o Coproduzione Condizionata sono vacui di natura e quindi possono essere recisi*, sconfiggendo quindi la vecchiaia e la morte.
*Da una mente che realizza la Vacuità.
I primi tre Anelli sono quelli del Karma proiettante "il seme dell'esistenza", principalmente l'ignoranza è la causa scatenante.
I quattro che seguono, sono gli effetti di ciò che è stato creato dal Karma proiettante e che ci fanno rinascere come uomini, o altri esseri.
I Dodici Anelli dell'Origine Interdipendente dall'iconografia tibetana
I successivi Anelli sono le cause che completano il divenire e sono un poco come terra, acqua e concime per il seme.
Gli ultimi sono i risultati completi delle cause "la pianta", l'esistenza stessa; dalla nascita, all'invecchiamento e successivamente alla morte.
Quindi il ciclo si ripete all'infinito o fino alla liberazione (Nirvana).

Da - Karma e Astrologia Karmica

I dodici Anelli

Aspetto, cause ed effetti

Tempi

1. Ignoranza 2. Formazioni karmiche 3. Coscienza Cause: Le cause che proiettano Passato Anelli 1 - 2 - 3
4. Nome e forma 5. Sorgenti sensoriali 6. Contatto 7. Sensazione Effetti: Effetti di ciò che è stato proiettato
8. Attaccamento (brama) 9. Bramosia (afferrarsi) 10. Divenire (essere) Cause: Le cause che completano Presente Anelli 8 - 9 - 10
11. Rinascita 12. Vecchiaia e morte Effetti: Di ciò che è stato completato Futuro Anelli 4 - 5 - 6 - 7 - 11 - 12
Similmente, non c'è sofferenza, né origine di tutte le sofferenze, né il suo cessare, né il sentiero che conduce ad esso.
Qui il Buddha, tramite il Nobile Avalokitesvara, sembra quasi mettere in dubbio le basi stesse, della sua filosofia, ovvero "Le Quattro Nobili Verità", forse per questo il discorso lo pronuncia Avalokitesvara e non lo ha fatto lui direttamente.
Ma quello che intende dire è che quando viene realizzata la Vacuità, tramite la pratica della profonda Prajnaparamita, il sentiero è praticamente concluso e persino le Quattro Nobili Verità vengono percepite come Vacue, e persino la Vacuità stessa diviene anch'essa Vacua.
Come per dire, va bene tutta questa filosofia, serve all'essere ordinario, all'individuo straordinario non serve neppure più..

Le Quattro Nobili Verità (Arya Satyani)

La verità della sofferenza Finché avremo un corpo dovremo subire le conseguenze di nascita, vecchiaia, malattia e morte: Subiremo tutte le sofferenze derivanti dall'avere un corpo sensibile e quello che deriva dalle rinascite sfortunate
La verità della causa della sofferenza Finché prenderemo un corpo creeremo una grande quantità di azioni non virtuose, subiremo i frutti karmici di tali azioni, saremo trasportati da queste in stati di sofferenza ed inoltre gli altri soffriranno per causa nostra
La verità della cessazione della sofferenza Raggiungendo la liberazione dal ciclo delle esistenze (Nirvana), non saremo più costretti a subire le sofferenze del (Samsara) non creeremo più le cause per la nostra e l'altrui sofferenza: Quello che già, molti esseri fortunati hanno ottenuto lo stato di (Arhat) e Buddha.
Anche un atteggiamento più virtuoso potrà evitarci innumerevoli sofferenze e farci ottenere una futura rinascita fortunata
La verità del sentiero che porta alla cessazione della sofferenza Questo riguarda la fiducia nel sentiero (Dharma) che porta alla cessazione del ciclo delle Rinascite, alle qualità di questo sentiero, deducibile dalla tradizione consolidata dei Dharma ancora praticati da innumerevoli persone nell'Induismo, e Buddhismo, dai risultati ottenuti da Santi e mistici; dalla qualità degli insegnamenti, dalla quantità di testi ritenuti autentici, validi, non discordanti, ecc.
Ma è chiaro che il Buddha non stia parlando per assoluti, perché per la mente ordinaria, tutti questi fenomeni esistono realmente e tutti ne subiamo le conseguenze quotidianamente, ma per chi realizza la profonda "Perfezione della Saggezza", questi fenomeni fondamentali sono vacui e non ne deve subire più le conseguenze, ottenendo il Nirvana o lo stato di Buddha.
Mentre anche i Nobili Bodhisattva, nonostante rinascano, lo fanno per propria libera scelta "reincarnazione volontaria", avendo comunque realizzato la Vacuità Śūnyatā tramite la pratica della "Perfezione della Saggezza" Prajnaparamita.
Non esiste né saggezza primordiale, né realizzazioni e neppure mancanza di realizzazioni.
Perciò, Sāriputra, poiché non ci sono realizzazioni, i Bodhisattva vivono basandosi sulla "Perfezione della Saggezza",  poiché la loro mente è libera dalle ombre della nescienza, essi sono senza paura.
Ruota delle esistenze condizionate
Trascendono l'errore e raggiungono il punto finale, il Nirvana.
E' chiaro che tutte queste cose hanno significato in termini ordinari, per chi realizza la Vacuità, tutto questo perde significato, trascendono l'errore, trascendendo le qualità che gli esseri ordinari attribuiscono al Samsara, fino a negare la reale esistenza della Vacuità stessa, e raggiungendo il punto finale, il Nirvana Supremo, lo stato di Buddha Tathagata.
Tutti i Buddha che si manifestano nei tre tempi, si risvegliano completamente nell'illuminazione perfettamente piena, seguendo la "Perfezione della Saggezza".
Perciò il mantra della"Perfezione della Saggezza", il mantra della grande conoscenza, il mantra supremo, il mantra comparabile a ciò che non ha paragoni, è il manta che elimina tutte le sofferenze, non ti ingannerà, quindi conoscilo come vero.
Tutti i Buddha "del passato, presente e futuro, e delle dieci direzioni" si sono risvegliati nella Suprema Illuminazione grazie alla "Perfezione della Saggezza Prajnaparamita", quindi il valore di questo discorso sull'Essenza della Vittoriosa Madre, la Perfezione della Saggezza ed il mantra che viene proclamato adesso, hanno ambedue un valore incommensurabile e vanno riconosciuti come veri "autentico il mantra e l'autentico insegnamento di Buddha", come le realizzazioni che si otterranno da questi.
IO proclamo il mantra della perfezione della saggezza:
TADYATA GATE GATE PARAGATE PARASAMGATE BODHI SVAHA
Il Significato del mantra più o meno è questo: TADYATA (Così, in questo modo) - GATE GATE (Andato Andato) - PARAGATE (Completamente Andato) - PARASAMGATE (Completamente Andato Oltre "o al di là") - BODHI SVAHA (Così ha) raggiunto la (Bodhi "Suprema").
TADYATA O TADYATHA (In questo modo)
I due GATE "pron, Gaté" Rappresentano i due sentieri mondani, dei praticanti il sentiero inferiore, il sentiero dell'accumulazione, ed il sentiero della preparazione e perfezionamento delle qualità.
Il PARAGATE Rappresenta il sentiero ultramondano intermedio degli Arhat.
Il PARASAMGATE Rappresenta il sentiero ultramondano superiore dei Bodhisattva.
BODHI SVAHA Così ha raggiungimento del punto finale, la Bodhi Suprema dei Tathagata
Quindi questo mantra e la Prajnaparamita serviranno in ogni stadio del sentiero, fino al raggiungimento della Suprema Bodhi "Illuminazione Suprema e Completa".
Serve al praticante inferiore per accumulare meriti e saggezza.
Serve al medio per ottenere la Liberazione del Nirvana, serve al Bodhisattva per ottenere lo stato di Buddha.
Ho Sāriputra, questo è il modo in cui i grandi Bodhisattva si formano nella profonda "Perfezione della Saggezza".

Quindi il Bhagavan riemergendo dalla concentrazione, si rivolse al Nobile Avalokitesvara con queste parole:
"Ben detto, ben detto, è proprio così o figlio mio! È proprio così!
Si dovrebbe coltivare la "Perfezione della Saggezza" proprio come tu hai detto.
Anche i Tathagata si rallegreranno di ciò!"
Il Buddha, soddisfatto di quello che ha pronunciato il Nobile Avalokitesvara ripeté per due volte "ben detto" e "è proprio così" in modo da attestare l'assoluta verità delle parole pronunciate, e del loro significato di fronte a tutta l'assemblea.
Affermando anche che, persino i Supremi Buddha "di tutti i luoghi e tempi" saranno felici di questa enunciazione.
Quando il Buddha ebbe parlato, il venerabile Sāriputra, il Nobile Bodhisattva Avalokitesvara e il suo seguito, e il mondo insieme ai suoi dei, uomini, semidei e gandharva, si rallegrarono e molto elogiarono ciò che il Bhagavan aveva proclamato.
Quindi, quando il Buddha ebbe dette queste parole, probabilmente anche il Nobile Bodhisattva Avalokitesvara uscì dalla concentrazione ed insieme al resto del mondo, si rallegrò ed elogiarono il Bhagavan.
***N.p.è necessario fare sempre una premessa quando si usa la parola arya, dopo l'uso che ne è stato fatto durante il nazismo. il termine Arya, "al maiuscolo, come tradotto in questo testo" significa soltanto Nobile, di grande valore, morale, religioso, o anche storico "come potrebbe essere Arya anche il Panteon di Roma".

La parola Arya non riguarda mai, o quasi mai un popolo, tanto meno una razza..!"

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Fonetica:


Spiegazione su la differenze nel Mantra Sanscrito, rispetto alla versione in Tibetano

Il Mantra scritto in caratteri Tibetani
Qui, al centro del loto c'è la lettera AH, che rappresenta l'essenza della Prajnaparamita. 
Quindi il Mantra può essere pronunciato in più modi, secondo tradizione, o in qualunque modo modo voi lo abbiate appreso, anche in questo.

Versione tibetana con OM aggiunto (forse successivo, ma altrettanto valida).
TADYATA OM GATE GATE PARAGATE PARASAMGATE BODHI SVAHA

Il Mantra scritto in caratteri devanagari (in base al testo sanscrito del Sutra)
OM GATE GATE PARAGATE PARASAMGATE BODHI SVAHA


"Al centro, in corrispondenza del pericarpo, è sistemata la sillaba OM, che non è parte essenziale del mantra, ma un’aggiunta facoltativa ed estranea"solo una piccola parte dei manoscritti, e generalmente quelli tardi, la riportano".

Il testo, inizia col petalo posto in alto, verso destra.
Questa spiegazione l'ho tratta da: Il Sutra del Cuore - Centro Yoga Dalmine PDF"

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